La chiesa fu ricostruita e ampliata all'inizio del XIV secolo per ordine del re Stefano Milutin, sul sito di una più antica basilica bizantina. Il capomastro Nicola le diede cinque cupole e un portico d'ingresso aperto a due piani sormontato da un campanile, mentre i pittori Michele ed Eutichio Astrapas, di Salonicco, ne decorarono l'interno con affreschi. In epoca ottomana l'edificio fu usato come moschea e i dipinti vennero coperti di intonaco; all'inizio del XX secolo tornò a essere una chiesa.
Dall'esterno, osserva le cinque cupole e l'alto campanile sopra l'ingresso. All'interno, tra gli affreschi superstiti c'è l'immagine della Vergine Eleousa che ha dato il nome alla chiesa, anche se le pareti portano ancora i segni di secoli sotto l'intonaco e di un incendio durante i disordini del marzo 2004; da allora i lavori di restauro sono proseguiti. La chiesa è spesso chiusa e l'accesso può dipendere dalla presenza di un custode, quindi conviene chiedere sul posto prima di andarci.
Per chi si interessa di arte bizantina e della storia stratificata di Prizren, è una tappa davvero appagante.








